- Dopo aver scelto quella meno matura (le macchie marroni ti danno fastidio), con un coltello a punta tracci dei solchi sulla buccia per segnare dove inizierai a sbucciare. Solchi leggeri, per tutta la lunghezza del frutto giallo.
- Inizi a sbucciarla e una volta su 5 i solchi non sono abbastanza profondi, la buccia si toglie male e tu ti arrabbi, metti il broncio, sei così bella quando metti il broncio. Quasi ti passa la voglia di mangiarla per colpa della tua stupida mano che ha avuto paura di premere di più. Spezzi la banana quasi alla fine separandola dal suo involucro ma lasciando l’ultimo pezzetto, quello in fondo, attaccato alla buccia, che richiudi di scatto e abbandoni sul tavolo. Quasi ti fossi dimenticata di staccarla tutta. Quasi si fosse spezzata per sbaglio e tu, che non sopporti di perdere, l’hai lanciata sul legno freddo, delusa. Ma nulla è casuale quando si parla di te. L’ultimo pezzo. In tutti questi anni ti ho studiata a fondo, ma l’ultimo pezzo, non sono mai riuscita a capire cos’ ha fatto quel frammento di potassio per non meritarsi la tua attenzione, la tua bocca calda. Forse è questa la conferma delle mie teorie. La tua indole a non portare a termine nulla.
- In modo maniacale, morboso, togli tutte quelle “pellicine” invisibili che non sentirai mai sotto i denti ma non le vuoi, odi perdere il controllo. Deve essere perfetta.
- Addenti finalmente la tua preda, quasi del tutto soddisfatta di ciò che ti sei appena guadagnata. Non ne senti nemmeno il gusto, ma fingi che sia la cosa più buona del mondo per non far svanire quell’attimo di trionfo. Si, il tuo inconscio è trionfante perché ha portato a termine la sua missione.
Ma c’è una cosa che gli sfugge: l’ultimo pezzo.
Wè.