Sarebbe bello giocare a un gioco noi. Parti, dimenticami, vivi, poi torna e scoprimi di nuovo, gusti deliziosi di prime volte. Voglio Parigi in un giorno solo e poi ce ne andiamo da un fornaio a comprare una baguette. Sei come il pane, semplice, solo un po' di farina e acqua, ma non riesco a farne a meno.
La tua prostituta parigina mi ha chiesto di dirti au revoir.
domenica 26 luglio 2009
domenica 19 luglio 2009
carinerie
Pura, semplice, sconfinata voglia di affondare in questo buio senza fine. Toccare il fondo, risalire. Saliva salata esce dagli occhi, il vento li taglia, li seziona in due parti perfette. Bianco, marrone, nero. Giochiamo.
mercoledì 15 luglio 2009
questo letto mi sembra troppo grande da quando te ne sei andata.
Il mondo non fa nemmeno voglia di essere scoperto se non sei al mio fianco.
mercoledì 1 luglio 2009
ESISTE QUALCUNO CHE HA LA FOBIA DEI CERBIATTI?
Oggi, mentre bevevo la mia birra delle 17.00, al bar della spiaggia la radio suonava “the real me” degli Who. Pochi secondi e mi viene in mente di quando cantavamo tutto Quadrophenia nel nostro inglese inventato. Masticavamo parole a caso, giovani appena iniziati all’età adulta assetati di nuove esperienze. Giravamo nella nostra Fiat 126 turchese, che poi era di mio fratello Claudio. Ah, l’estate del 1978, quella in cui decidemmo di andare in Irlanda. Mi scappa un sorriso, la prua dell’auto si sollevava da quanto era pieno il bagagliaio. Pacchetto di Camel in tasca, da vere rockstar. Irlanda. La prima boccata d’aria irlandese mi rigò il viso con una lacrima. Vera commozione, credimi. Le notti passate in macchina tra uomini e quelle in camere altrui e Jane, i suoi capelli rossi, la sua passione per la birra e cavolo, come scopava. Alla conquista dei prati sconfinati. Pioveva sempre, ci scaldavamo con le bottiglie di whisky e vai, allegri fino al giorno dopo. Ora, ahahaha, ora Natalia esige hotel a 5 stelle in riva al mare, lei si che sa come investire il mio stipendio di chirurgo. L’ho sempre amata, e con lei la sua carnagione dorata, i suoi capelli, il suo modo di vestire un po’ etnico/indie/hippie/me ne frego ma con stile, come mi parla con quell’accento catalano che mi fa impazzire (ti scivola addosso che è una meraviglia, fiumi di parole). Prende il sole in topless, lei che se lo può permettere, e guarda le nostre due figlie. Alejandra, 2 anni, gioca spensierata (se non lo è lei) con le sue formine per la sabbia. Isabel, 15, tipica teenager d’oggi: band inesperte che strimpellano quattro accordi nel suo ipod, cellulare al posto dell’orecchio destro, cerca di mostrare al mondo che “è grande”. Noi sognavamo l’America, lei Milano Marittima e le discoteche, come tutti i suoi coetanei. Ma dove sono finiti i falò attorno a un fuoco con le chitarre? Quelli che non sapevi se bruciavano di più le fiamme o le tue mani rockeggianti? Questo mondo non mi appartiene.
Giorgio, spero che almeno tu sia rimasto quello di una volta, con tutto il cuore. Ora vado, Natalia vuole una mano per cambiare la piccola.
Giorgio, spero che almeno tu sia rimasto quello di una volta, con tutto il cuore. Ora vado, Natalia vuole una mano per cambiare la piccola.
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